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Quei pionieri modenesi che scoprirono la tivù

Da: http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2014/01/05/news/quei-pionieri-modenesi-che-scoprirono-la-tivu-1.8415688

Il 3 gennaio 1954 le prime trasmissioni, in città gli apparecchi erano una decina Remo Randighieri salì sulla Ghirlandina con Fangareggi per cercare il segnale.

di Saverio Cioce

I modenesi che passavano davanti alla Ghirlandina in una mattina di ottobre del 1953 restarono di stucco vedendo salire sulla torre a fianco del Duomo un giovane allampanato e con strani apparecchi in mano, accompagnato da un altro personaggio che si caricava sulle spalle due grossi sacchi da cui spuntavano aste di metallo.

Non lo sapevano, ma avevano di fronte i primi pionieri della televisione italiana che giusto l’altro giorno ha compiuto sessant’anni. I due stavano semplicemente cercando il segnale di emissione della futura televisione, destinata a entrare nelle case degli italiani.

Il tecnico, il geniaccio delle trasmissioni, era Remo Randighieri, figura mitica nel mondo dei radioamatori che si è spento lo scorso luglio; al suo fianco l’amico Fangareggi, già rivenditore di apparecchi radio e di giradischi d’avanguardia, per l’epoca, che con il suo fiuto commerciale aveva capito che i nuovi impianti poteva venderli molto bene, ma a patto di poter ricevere il segnale. Così di buon grado cominciò a perlustrare tutta la provincia, da Monfestino, dove fu captato il primo segnale frammentario, sino alla Bassa, alla ricerca dei punti più alti dove poter installare le antenne per orientarle al meglio.

A Modena l’epopea della televisione cominciò in quel modo, anche se le prime trasmissioni sperimentali erano partite in Inghilterra e negli Stati Uniti trenta anni prima e persino l’Italia di Mussolini si era mossa con irruenza nel mondo dell’etere. Del resto il dittatore del fascismo, il duce che era arrivato al potere teorizzando una politica fatta di propaganda, aveva capito che la cinematografia era l’arma più forte, come fece scrivere all’ingresso di Cinecittà. E già nel 1936 era cominciata una produzione nazionale di televisori con la Sefar e le prime trasmissioni di prova, circoscritte a Roma e Milano. La guerra spazzò via tutto, a Modena di quelle esperienze arrivarono solo le pubblicità e le cronache di regime nei cinegiornali Luce. Ed è proprio al cinema che un giovanissimo Randighieri scopre le meraviglie dell’etere, scatenandosi con le onde della radio. Una passione tecnica che affinerà con gli studi e che metterà a frutto alla fine della guerra. Durante il conflitto si era infiltrato in Accademia per aiutare i prigionieri alleati, poi dovette restar nascosto in una cantina sottoterra per più di un anno per evitare la cattura.

Quando partono le prime trasmissioni sperimentali nel 1949 Randighieri capisce che è arrivato il momento di realizzare il suo sogno e forte dell’esperienza di radioamatore va a censire i punti migliori per captare i segnali. A gennaio è il primo modenese a installare un telefono in casa e la Gazzetta di Modena manda un cronista a casa sua per immortalare l’arrivo del progresso catodico in città.

«Nel 1954 avevo dieci anni e ricordo molto bene il clima febbrile che circondava quell’avvenimento - racconta Carlo Savigni, figlio d’arte e pure lui pioniere dell’etere con Modena radio City, quando iniziarono a trasmettere le prime radio private in Italia a metà degli anni ’70 - La sorella di mio padre, che abitava in via Moreali, fu tra le prime a prendere la tv: gliela consegnò mio padre e la portarono a spalla due facchini robusti. A quell’epoca erano mobili pesantissimi. E costavano tanto, anche alcuni anni dopo si vendevano a cambiali. Nei primi tempi chi aveva un apparecchio diventava una persona in vista, i vicini venivano a vedere i programmi. Per il primo festival di Sanremo nel 1954 avevamo la casa piena, mia madre dovette comprare sedie in più per ospitarli».

I piccoli elettrodomestici, prima le radioline e poi le televisioni, diventarono il lusso a portata di mano per i modenesi che mettevano da parte i soldi con il boom economico. In pochi anni nacquero, si consolidarono e prosperarono ex commessi come Savigni che si misero in proprio, o ditte già affermate come Della Casa o “Ribbiani e Turchino”.

   
   

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